AIA ed emissioni industriali: nuovi chiarimenti dal MinAmbiente

AIA ed emissioni industriali: nuovi chiarimenti dal MinAmbiente

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Il Ministero dell’Ambiente, con la nota del 14 novembre scorso prot. n. 27569, ha dettato nuovi “Criteri sulle modalità applicative della disciplina in materia di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento alla luce delle modifiche introdotte dal D.Lgs 4 marzo 2014, n. 46”.

I criteri sono integrativi delle precedenti circolari n. 12422 del 2015 (la circolare indirizza sulla presentazione della relazione di riferimento prevista dal Dm 272/2014) e n. 22295 del 2014 (recante “Linee di indirizzo sulle modalità applicative della disciplina in materia di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento, recata dal Titolo III-bis alla parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, alla luce delle modifiche introdotte dal decreto legislativo 4 marzo 2014, n.46”) e anche in questo caso mirano a rispondere a quesiti o risolvere criticità evidenziate da Enti e Associazioni nell’applicazione della norma.

Nello specifico nella circolare si dettano chiarimenti su:

1. Individuazione della capacità produttiva dell’installazione.
L’obiettivo è di mettere chiarezza riguardo i criteri per determinare le soglie di assoggettabilità o meno alla normativa IPPC. Viene confermato il principio tale per cui l’attività debba essere considerata nella sua massima configurazione impattante. Salvo i casi in cui la significatività ambientale dell’installazione industriale prescinde dalla sua dimensione (raffinerie, cokerie, sinterizzazione minerali metallici, industria dell’amianto, impianti chimici, …), il campo di applicazione della disciplina IPPC è determinato attraverso soglie indicate, con riferimento alle singole categorie di attività, all’allegato VIII, alla Parte Seconda, del D.lgs. 152/06, e espresse generalmente in termini di capacità produttiva. Per alcune attività per le quali sussistono dei valori limite fissati da prescrizioni derivanti dall’autorizzazione o dalla VIA la capacità massima può essere determinata da un limite legale, che tuttavia deve essere monitorato dal Gestore. In tutti gli altri casi la capacità massima dipende da caratteristiche tecnico-gestionali degli impianti ed in casi semplici corrisponde ai “dati di targa” dell’impianto.

2. Chiarimenti sulla terminologia dell’allegato VIII alla Parte Seconda del D.Lgs. 152/06
La nota chiarisce alcune terminologie riportate nell’allegato al fine dell’individuazione dell’attività, in particolare vengono chiariti i concetti di: Arrostimento, Capacità di colata continua, Vasche di trattamento, Produzioni chimiche, Accumulo temporaneo, Cartone ondulato.

3. Parti di installazione gestite separatamente.
Poiché è possibile che diverse parti dell’installazione IPPC, siano gestite da diversi gestori, nella nota si chiariscono ulteriormente le modalità di gestione di queste situazioni.

4. Fasi successive alla cessazione definitiva delle attività.
Si entra nel merito delle procedure che può essere necessario mettere in atto alla cessazione definitiva delle attività di una installazione soggetta ad AIA (ciascuna regolamentata da diversi disposti normativi), andando a definire le fasi di: Pulizia, protezione passiva e messa in sicurezza degli impianti, Ripristino ambientale del sito alle condizioni della relazione di riferimento, Dismissione delle infrastrutture, Bonifica del sottosuolo e delle acque sotterranee.

5. Siti non soggetti alla presentazione della relazione di riferimento.
La nota sostanzialmente ribadisce la competenza dell’Autorità di Controllo per le decisioni in merito, non andando la norma a definire le modalità di controllo sulle verifiche di esclusione.

6. Non conformità emergenti dagli autocontrolli del gestore:
Viene specificato il fatto che una eventuale non conformità evidenziata dagli esiti di un autocontrollo non costituisce di per sé automatica evidenza della violazione, bensì deve essere valutata e verificata dagli Enti di controllo.

7. Avvio dei procedimenti di riesame per adeguamento alle conclusioni sulle BAT:
La nota ministeriale rileva che il recepimento italiano della disciplina Ippc, riconosciuta l’esigenza di definire i contenuti dell’Aia sulla base di valutazioni integrate estese all’intera installazione, connota il riesame in esito alla pubblicazione delle conclusioni sulle Bat come un riesame complessivo, alternativo a quello periodico In caso di revisione dell’AIA dopo la pubblicazione delle BAT che ne tiene già conto non è necessario un riesame completo. Particolare rilevanza hanno nella nota le modifiche impiantistiche per adeguamento alle BAT autorizzate da VIA che tuttavia necessitano di recepimento in AIA.

8. Attività di produzione di farine per mangimi:
Si chiariscono alcuni aspetti in merito all’utilizzo di scarti animali di lavorazione dell’industria alimentare per produrre mangimi che si configura come gestione di sottoprodotto e quindi la corretta classificazione del processo fa riferimento alla categoria 6.4 dell’All. VII, alla Parte Seconda del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., “Fabbricazione di mangimi).

9. Obblighi vari (limiti “tabellari”, tenuta registri, apposizione cartellonistica, iscrizione ad albi, …) per gli impianti dotati di AIA:
Viene ribadito dal Ministero che l’AIA non sostituisce tutti gli obblighi ambientali previsti dalla normativa, ma solo alcuni di quelli autorizzativi. Rimangono pertanto fermi gli obblighi di natura tecnica (ad esempio il rispetto di valori limiti tabellari) ed amministrativi (quali la tenuta dei registri,l’apposizione di apposita cartellonistica, l’iscrizione agli albi, etc) rivolti ai gestori degli impianti. Relativamente all’ultimo punto, il Ministero chiarisce che le aziende di trattamento rifiuti che possono usufruire del regime semplificato (art. 216 D.lgs. 152/2006), nel caso di AIA rilasciata ed aggiornata, non devono pagare l’iscrizione al registro né prestare la garanzia finanziaria prevista per il regime semplificato. Tali incombenze possono essere richieste, ma solo transitoriamente fino all’aggiornamento dell’autorizzazione, nel caso di variazioni post AIA delle attività di trattamento che usufruiscono del regime semplificato.

10. Chiarimenti in merito alle attività di sperimentazione:
Vengono distinte le attività di sperimentazione secondo due tipologie:
- Impianti la cui finalità è la ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione di nuovi prodotti e processi e non la produzione di un prodotto o la fornitura di un servizio (esclusione all’Allegato VIII dagli obblighi IPPC poiché non è possibile individuare e applicare le migliori tecniche disponibili).
- Impianti per i quali è possibile fissare delle deroghe temporanee ai livelli di emissione associati alle migliori tecnologie disponibili in caso di sperimentazione e di utilizzo di tecniche emergenti che potrebbero garantire un più alto livello di protezione dell’ambiente e maggiori risparmi di spesa rispetto alle BAT esistenti per un periodo complessivo non superiore a nove mesi.

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